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Pubblicità per gli Studi Medici: Si Può Fare? A Quali Condizioni?

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La domanda che da il titolo a questo articolo è quella che ci è stata posta da alcuni nostri clienti. 

La risposta non è stata semplice, anche perché la legislazione italiana non sempre è cristallina. Spesso rinvia ad un insieme di norme differenti tra loro e che rendono necessario un’opera di ricerca degna degli esploratori più accurati. 

Armati di buona pazienza siamo arrivati alla conclusione che pubblicizzare si può, ma a determinate condizioni. 

Vediamo quali:

La prima fonte normativa è l’art. 1 comma 525 (sic!) della legge n.145 del 30 dicembre 2018 (“Bilancio di previsione dello Stato per l’anno finanziario 2019 e bilancio pluriennale per il triennio 2019 -2021”), il quale stabilisce:

Le comunicazioni informative da parte delle strutture sanitarie private di cura e degli iscritti agli albi degli Ordini delle professioni sanitarie di cui al capo II della legge 11 gennaio 2018, n. 3, in qualsiasi forma giuridica svolgano la loro attività, comprese le società di cui all’articolo 1, comma 153, della legge 4 agosto 2017, n. 124, possono contenere unicamente le informazioni di cui all’articolo 2, comma 1, del decreto-legge 4 luglio 2006, n. 223, convertito, con modificazioni, dalla legge 4 agosto 2006, n. 248, funzionali a garantire la sicurezza dei trattamenti sanitari, escluso qualsiasi elemento di carattere promozionale o suggestivo, nel rispetto della libera e consapevole determinazione del paziente, a tutela della salute pubblica, della dignità della persona e del suo diritto a una corretta informazione sanitaria

Cercando di semplificare il testo normativo, possiamo dire che la legge n. 145 del 2018 stabilisce che le strutture sanitarie possono elaborare delle campagne promozionali riguardante la garanzia della sicurezza dei trattamenti sanitari. Per esempio dire che la cura della carie è ancora lo strumento migliore per prevenire la perdita del dente (ci scusiamo per l’ovvietà del messaggio!)

Ciò posto nel caso in cui la struttura sanitaria non osservi quanto stabilito cosa succede?

Come cani da tartufo ci tuffiamo nuovamente nella legge n. 145 del 2018 e scorrendo in basso, al comma 536 (è fatto notorio che i medici traggano particolare giubilio nello studiare i comma delle norma anche oltre il 600…) leggiamo quanto segue:

“In caso di violazione delle disposizioni sulle comunicazioni informative sanitarie di cui al comma 525, gli ordini professionali sanitari territoriali, anche su segnalazione delle rispettive Federazioni, procedono in via disciplinare nei confronti dei professionisti o delle società iscritti e segnalano tali violazioni all’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni ai fini dell’eventuale adozione dei provvedimenti sanzionatori di competenza. Tutte le strutture sanitarie private di cura sono tenute a dotarsi di un direttore sanitario iscritto all’albo dell’ordine territoriale competente per il luogo nel quale hanno la loro sede operativa entro centoventi giorni dalla data di entrata in vigore della presente legge”.

Quindi tirando le fila di questa prima parte del ragionamento, è ammessa la divulgazione di informazioni che siano strettamente funzionali a garantire la sicurezza dei trattamenti sanitari, restano quindi esclusi i messaggi promozionali che possano in qualche modo ledere la libertà di determinazione del paziente e la dignità della persona. 

Il controllo sul rispetto della norma è affidato agli ordini o più in generale agli organismi di autoregolamentazione che provvedono a segnalare all’Autorità le violazioni e comminano provvedimenti disciplinari. 

Chiarita quindi la possibilità di fare promozioni riguardanti esclusivamente la sicurezza dei trattamenti, è lecito avvalersi della testimonianza di un paziente?

La norma fino qui analizzata non tratta direttamente il quesito, pertanto sull’argomento si sono sviluppate due opposti schieramenti:

Per mettere fine alla diatriba che ha tanto impegnato gli eredi di Ippocrate, il Governo è intervenuto con il D.L. 69/2023 andando a modificare l’art. 525 della legge 145 del 2018 come segue:

Le  comunicazioni  informative  da  parte  delle  strutture sanitarie private di cura e degli iscritti  agli  albi  degli  Ordini delle professioni sanitarie di cui al capo II della legge 11  gennaio 2018, n. 3, in qualsiasi forma giuridica svolgano la loro attività, comprese le società di cui all’articolo 1, comma 153, della legge  4 agosto 2017, n. 124, possono contenere unicamente le informazioni  di cui all’articolo 2, comma 1, del decreto legge 4 luglio 2006, n. 223, convertito, con modificazioni, dalla legge 4  agosto  2006,  n.  248, funzionali a  garantire  il  diritto  ad una corretta informazione sanitaria, restando escluso, nel rispetto della libera e  consapevole determinazione dell’assistito, della dignità della  persona  e  del principio di appropriatezza delle  prestazioni  sanitarie,  qualsiasi elemento di carattere attrattivo e suggestivo, tra cui  comunicazioni contenenti offerte, sconti e promozioni, che possano  determinare  il ricorso improprio a trattamenti sanitari. 

Il nuovo testo normativo spazza via qualsiasi grado di incertezza… o no?

In realtà il nuovo testo normativo non sembra porre una cesura netta col passato, seppure si può ricavare dal testo normativo che si possono pubblicare solo informazione sanitarie corrette. 

Ne deriva che gli unici in grado di fornire corretta informazione sanitaria sono i tecnici e perciò i medici di conseguenza devono escludersi le testimonianze dei pazienti. 

Allo stesso modo la nuova formulazione della norma, esclude messaggi affermativi, ma che si rivolgono direttamente a potenziali pazienti, tipo “Scopri le nostre attività” oppure “Vieni a vedere il nostro studio” sono indubbiamente attrattivi e perciò vietati.

Atteso quanto esposto fino ad ora, gli Ordini professionali a far data dal primo agosto saranno legittimati ad intraprendere giudizi disciplinari verso quegli iscritti che potranno portare anche alla sospensione dell’abilitazione. 

In conclusione: è possibile per lo Studio Medico fare pubblicità, ma purché abbia ad oggetto la corretta informazione sanitaria e sia basata sulla volontà di fare divulgazione scientifica e non con intento promozionale – attrattivo.  

 

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