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Il Green Pass & la Privacy. Tutto Quello da Sapere

Con questo articolo ci proponiamo di fare un po’ di chiarezza sulle modalità di esecuzione dell’obbligo introdotto dal recente D.L. 127/2021 sul Green Pass. 

Bisogna fare una premessa metodologica, ad oggi linee guida della Presidenza del Consiglio dei Ministri e/o indicazioni da parte del Garante della Privacy tardano ad arrivare, per cui alcune delle indicazioni che daremo in questo blog sono il frutto anche di interpretazioni dei professionisti del settore, ci riserviamo di aggiornare tutte le indicazioni in base alle future indicazioni che il Governo, il Garante e le altre organizzazioni di settore daranno.

Il 16 settembre 2021 il Consiglio dei Ministri ha rilasciato un Comunicato Stampa in cui si annunciava che a partire dal 15 ottobre il Green Pass (o Certificazione verde COVID-19) sarebbe diventato obbligatorio per tutti i dipendenti che lavorano sia nel settore pubblico che nel settore privato.

A seguito del D.L. 127/2021 dal 15 ottobre chi non avrà il Green Pass non sarà sospeso, ma sarà considerato assente ingiustificato e non riceverà lo stipendio per ogni giorno di assenza.

Rispondiamo alle domande più comuni:

COSA È IL GREEN PASS? – Il pass nasce per facilitare la libera circolazione in sicurezza dei cittadini nell’Unione europea durante la pandemia. Attesta di aver fatto la vaccinazione o di essere negativi al test o di essere guariti dal Covid. La certificazione contiene un QR Code che permette di verificarne l’autenticità e la validità.

PER QUANTO TEMPO VALE IL GREEN PASS? – Per la prima dose dei vaccini che ne richiedono due, il pass ha validità a partire dal 15° giorno dalla somministrazione fino alla dose successiva. A vaccinazione completata (quindi anche per i monodose), la certificazione ha validità per 270 giorni (circa nove mesi) dalla data di somministrazione. Con tampone negativo, il nuovo decreto estende a 72 ore la validità del tampone molecolare, mentre resta a 48 ore quella del test antigenico. Nei casi di guarigione da Covid, ha validità per 180 giorni (6 mesi)

Avere il Green Pass – che si ottiene anche solo dopo la prima dose di vaccino e lo si può scaricare tramite l’app IO o l’app Immuni dopo qualche giorno – è diventato quindi indispensabile per il lavoro.

Da un punto di vista di riservatezza, trattamento dei dati e privacy la certificazione verde deve essere conservata a cura dell’interessato – legittimo titolare del green pass. 

Il garante per la protezione dei dati personali si è più volte espresso sulla necessità di fare buon uso della certificazione medesima e di conservarla con cura e (ove non necessario) non inviarla o lasciarla, anche al fine di arginare fenomeni quali la falsificazione del Green pass.

LE NORMATIVE PRECEDENTI SONO SUPERATE CON L’USO DEL GREEN PASS? – 

L’uso del green pass è una misura ulteriore che non può far ritenere superati i protocolli e le linee guida di settore, per cui tutte le indicazioni, le regole sulla sanificazione e le varie indicazioni relative a specifici settori devono essere comunque applicate.

Questi dati vengono trattati o in base ad una specifica normativa (base giuridica), che legittima l’utilizzo di queste informazioni da parte del titolare.

QUALI CATEGORIE SONO ESENTATE DALL’OBBLIGO DI GREEN PASS? Non è richiesta la certificazione verde ai bambini sotto i 12 anni, esclusi dalla campagna vaccinale; soggetti esenti per motivi di salute dalla vaccinazione sulla base di idonea certificazione medica; cittadini che hanno ricevuto il vaccino ReiThera (una o due dosi) nell’ambito della sperimentazione Covitar.

COME SI FA A DIMOSTRARE DI ESSERE ESENTI? – “I soggetti che, per comprovati motivi di salute, non possono effettuare il vaccino contro il Covid-19, dovranno esibire un certificato contenente l’apposito “QR code” in corso di predisposizione. Nelle more del rilascio del relativo applicativo, il personale esente – previa trasmissione della relativa documentazione sanitaria al medico competente dell’amministrazione di appartenenza – non potrà essere soggetto ad alcun controllo”

Questi soggetti hanno idonea certificazione che attesta l’esenzione, da un punto di vista privacy valgono le considerazioni fatte in precedenza.

QUALI LAVORATORI DEVONO ESIBIRE IL GREEN PASS? –  L’obbligo riguarda tutti i lavoratori: i privati; il personale delle amministrazioni pubbliche; il personale di autorità indipendenti, Consob, Covip, Banca d’Italia, enti pubblici economici e organi costituzionali. Il vincolo vale anche per i titolari di cariche elettive o di cariche istituzionali di vertice. L’obbligo è esteso ai soggetti, anche esterni, che svolgono a qualsiasi titolo la propria attività lavorativa o formativa presso le pubbliche amministrazioni

Per quanto riguarda i lavoratori privati, sono tenuti a possedere e a esibire su richiesta i Certificati verdi per accedere ai luoghi di lavoro. Per gli artigiani (idraulico, elettricista, ecc..) i padroni di casa non hanno l’obbligo del controllo perché non sono datori di lavoro, ma è loro facoltà chiedere l’esibizione del lasciapassare. Per colf e badanti, i datori di lavoro hanno l’obbligo di verificarlo.

Il lavoratore così come sopra definito non potrà eccepire una violazione del suo diritto alla riservatezza o privacy poiché c’è un’idonea base giuridica che impone al datore di lavoro o titolare del trattamento di verificare il Green pass.

COME AVVENGONO I CONTROLLI DEI LAVORATORI? – Ogni amministrazione/azienda è autonoma nell’organizzare i controlli, nel rispetto delle normative sulla privacy e delle linee guida del Dpcm del 12 ottobre 2021. “I datori di lavoro definiscono le modalità operative per l’organizzazione delle verifiche, anche a campione, prevedendo prioritariamente, ove possibile, che i controlli siano effettuati al momento dell’accesso, e individuano con atto formale gli incaricati dell’accertamento. È opportuno utilizzare modalità che non determinino ritardi o code all’ingresso”

Nelle pubbliche amministrazioni, laddove l’accertamento non avvenga al momento dell’accesso al luogo di lavoro, dovrà avvenire su base giornaliera. Potrà essere generalizzato o a campione, purché in misura non inferiore al 20% del personale presente e con un criterio di rotazione che assicuri, nel tempo, il controllo su tutto il personale dipendente

Oltre all’app “VerificaC19”, saranno disponibili per i datori di lavoro, pubblici e privati, specifiche funzionalità che consentono una verifica quotidiana e automatizzata del possesso delle certificazioni. 

Il Garante per la Protezione dei Dati Personali, oltre ad aver approvato l’utilizzo dell’App “verifica C-19”, monitora la validità dei sistemi di verifiche automatizzate del Green pass.

COSA RISCHIANO I LAVORATORI SENZA PASS? – “Il lavoratore, pubblico o privato, è considerato assente ingiustificato senza diritto allo stipendio fino alla presentazione del pass”. Le sanzioni per chi va al lavoro senza pass vanno da 600 a 1.500 euro, più quelle “disciplinari” dei “contratti collettivi di settore”. Si perde ogni “altra componente della retribuzione, anche previdenziale, con carattere fisso e continuativo, accessorio o indennitario. I giorni di assenza non concorrono alla maturazione delle ferie e comportano la perdita della relativa anzianità”

QUALI SANZIONI RISCHIA IL DATORE DI LAVORO CHE NON EFFETTUA LE VERIFICHE PREVISTE PER LEGGE?  – È punito con una sanzione amministrativa che va da 400 a 1.000 euro

IL LAVORATORE PUÒ ESSERE SOSPESO? “Sì, nel caso di aziende con meno di 15 dipendenti, dopo il quinto giorno di assenza ingiustificata, il datore di lavoro può sospendere il lavoratore per la durata corrispondente a quella del contratto di lavoro stipulato per la sostituzione, comunque per un periodo non superiore a dieci giorni, rinnovabili per una sola volta”. Inoltre “il datore di lavoro deve poi effettuare una segnalazione alla Prefettura ai fini dell’applicazione della sanzione amministrativa”

BISOGNA VERIFICARE IL PASS DEI LAVORATORI AUTONOMI CHE PRESTANO SERVIZI A UN’AZIENDA E CHE DEVONO ACCEDERE AD ESSA? – Sì, tutti coloro che svolgono, a qualsiasi titolo, la propria attività lavorativa o di formazione o di volontariato nelle sedi dell’azienda sono soggetti al controllo

IL DATORE DI LAVORO PUÒ VERIFICARE IL POSSESSO DEL GREEN PASS IN ANTICIPO RISPETTO ALL’ACCESSO IN SEDE DEL LAVORATORE?  – Sì. Nei casi di specifiche esigenze organizzative, i lavoratori sono tenuti a rendere le comunicazioni relative al mancato possesso del green pass con il preavviso necessario al datore di lavoro per soddisfare tali esigenze

OBBLIGO DEL GREEN PASS E RISERVATEZZA

Il Green Pass obbligatorio, tuttavia, ha sollevato anche un altro tema molto importante quello relativo alla privacy e alla riservatezza. In considerazione dell’attuale contesto normativo, delle indicazioni ad oggi pervenute da parte del garante della privacy e fatta eccezione per particolari settori, ad oggi il titolare del trattamento non può registrare indicazioni o dati relativi alla specifica certificazione verde. Il titolare si deve esclusivamente limitare alla consultazione dell’esito positivo della verifica relativa al Green pass (eventualmente associato al documento di identità) ed attestare questa attività tramite la predisposizione e redazione di una serie di procedure.

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