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Erronea consegna dei referti medici: cosa comporta per il GDPR

GDPR referti medici
GDPR referti medici

La tutela dei dati personali è un tema di grande importanza nella società odierna, soprattutto quando si tratta di informazioni sensibili come quelle relative alla salute delle persone. In particolare, la refertazione medica, ovvero la consegna dei referti relativi a esami clinici e radiologici, rappresenta un aspetto fondamentale della tutela della salute dei pazienti, ma anche della loro privacy.

Purtroppo, non sono rari i casi di erronea consegna di referti medici, che possono causare gravi conseguenze per le persone coinvolte. Spesso, infatti, questi errori sono causati da problemi tecnici o da errori umani, ma in ogni caso è fondamentale prevenire tali situazioni per garantire la tutela dei dati personali e la sicurezza dei pazienti.

Il Garante per la protezione dei dati personali ha già stabilito delle regole per la refertazione medica on line, in modo da garantire la massima sicurezza dei dati personali dei pazienti. In particolare, le analisi cliniche, le radiografie e i referti medici possono essere inviati direttamente sulla e-mail dei pazienti o consultati on line, ma solo con il loro consenso e nel rispetto delle misure a protezione dei dati sanitari.

Le linee guida approvate dal Garante stabiliscono che l’adesione al servizio di refertazione on line deve essere facoltativa, e che il referto cartaceo deve essere comunque disponibile per coloro che non vogliono usufruire del servizio. Inoltre, le strutture sanitarie che offrono la possibilità di archiviare e consultare i referti on line devono fornire una specifica informativa e acquisire un autonomo consenso.

È inoltre importante che il referto sia accompagnato da un giudizio scritto e dalla disponibilità del medico a fornire ulteriori indicazioni su richiesta dell’interessato. In ogni caso, le indagini particolarmente delicate, come quelle genetiche, anche prenatali, non dovrebbero essere incluse nel servizio di refertazione on line, in quanto richiedono una consulenza medica appropriata.

Le linee guida prevedono inoltre che i referti restino a disposizione on line per un massimo di 30 giorni, e impongono l’uso di elevate misure di sicurezza tecnologica, come l’utilizzo di standard crittografici, sistemi di autenticazione forte, convalida degli indirizzi e-mail con verifica on line e l’uso di password per l’apertura del file.

Nonostante queste misure di sicurezza, tuttavia, ci sono stati diversi casi di erronea consegna di referti medici, che hanno causato gravi conseguenze per i pazienti coinvolti. Ad esempio, un’azienda piemontese è stata sanzionata dal Garante per la protezione dei dati personali con una multa di € 8.000,00 per aver comunicato dati idonei a rilevare informazioni sulla salute di due pazienti, a causa di un’omonimia nei cognomi.

Un altro esempio è stato quello segnalato il 18 settembre 2020. Dopo aver effettuato un ecocardiogramma, una signora ha ricevuto via email il referto di un’altra persona, ma con il proprio nome sul referto.

In conclusione, la refertazione medica è un aspetto fondamentale della tutela della salute dei pazienti e dei dati personali.

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